Giudice sportivo, prime sanzioni per bestemmie
Di Carlo e Lanzafame in A, provvedimenti anche in B e Lega Pro
Nuova norma anti-bestemmia: le prime vittime di questa nuova regola sono Di Carlo, tecnico clivense, e Lanzafame, attaccante del Parma, per “aver proferito un’espressione blasfema” durante l’ultimo turno della serie A giocato il 28 febbraio. Infrazione segnalata dalla Procura Federale.
Il clivense Marcolini, invece, è stato scagionato dalla prova TV, ma è stato comunque fermato per un turno per aver ricevuto un cartellino rosso nella partita contro il Cagliari.
Ma Di Carlo e Lanzafame non sono stati gli unici sanzionati: infatti, nella serie cadetta, sono stati squalificati per lo stesso motivo Scurto (difensore della Triestina) e Sicignano (portiere del Frosinone), che salteranno il prossimo turno.
Scendendo ulteriormente di serie, in Lega Pro (girone B) sono stati presi provvedimenti più pesanti: il tecnico del Potenza, Ezio Capuano, sarà costretto a saltare due turni per aver “per l’intero arco della gara, inveito contro gli avversari e le decisioni arbitrali reiterando espressioni blasfeme”. Squalificato per una settimana anche Pantanelli della Paganese, sempre per l’uso della bestemmia.
Luca Mastino
Prima Divisione – Risultati e classifiche della ventitreesima giornata

Ecco i risultati e le classifiche di Prima Divisione validi per la ventitreesima giornata:
Varese-Benevento 1-1
Arezzo-Cremonese 2-2
Como-Figline 0-2
Foligno-Lecco 2-3
Sorrento-Lumezzane 2-2
Pro Patria-Paganese 2-1
Monza-Perugia 0-0
Pergocrema-Viareggio 2-0
Alessandria-Novara (lunedì, ore 20.45)
Virtus Lanciano-Cosenza 0-1
Andria Bat-Pescara 1-1
Giulianova-Portogruaro 2-1
Verona-Ravenna 2-1
Pescina-Real Marcianise 3-3
Cavese-Rimini 1-0
Potenza-Spal 2-2
Foggia-Ternana 1-2
Reggiana-Taranto 0-0
___
Novara* 50; Cremonese 45; Arezzo 44; Varese 41; Benevento 40; Lumezzane 39; Perugia 36; Alessandria* 33; Figline 28; Lecco 26; Pro Patria, Monza e Foligno 24; Sorrento 23; Viareggio 22; Como 21; Pergocrema 20; Paganese 18.
Verona 44; Pescara 38; Reggiana 36; Ternana 35; Portogruaro e Cosenza 34; Taranto e Ravenna* 32; Rimini* 30; Andria, Cavese e Lanciano 28; Spal 27; Giulianova 26; Marcianise 25; Pescina* e Foggia* 22; Potenza 21.
*una partita in meno
Gaetano Zabbia
03.03 - Giudice sportivo, prime sanzioni per bestemmie
Di Carlo e Lanzafame in A, provvedimenti anche in B e Lega Pro
07.02 - Prima Divisione – Risultati e classifiche della ventitreesima giornata
01.02 - Flash – Cagliari, Allegri vince la Panchina d’Oro 2009
31.01 - Prima Divisione – Risultati e classifiche della ventiduesima giornata
24.01 - Prima Divisione – Risultati e classifiche della ventunesima giornata
19.01 - Calciomercato – UFFICIALE: Alessandria, preso Moracci dal Chievo
17.01 - Prima Divisione – Risultati e classifiche della ventesima giornata
10.01 - Prima Divisione – Risultati e classifiche della diciannovesima giornata
24.12 - Flash – Rimini, Zamagna: “Per il mercato siamo pronti a vedere ciò che succederà”
20.12 - Prima Divisione – Risultati e classifiche della diciottesima giornata
13.12 - Prima Divisione – Risultati e classifiche della diciassettesima giornata
07.12 - Rimini, Simone Farina nel mirino
06.12 - Prima Divisione – Risultati e classifiche della sedicesima giornata
29.11 - Prima Divisione – Risultati e classifiche della quindicesima giornata
22.11 - Prima Divisione – Risultati e classifiche della quattordicesima giornata
22.11 - Andria, si tratta il ritorno di Zaminga
15.11 - Prima Divisione – Risultati e classifiche della tredicesima giornata
13.11 - Lega Pro, gli arbitri dell’ottava giornata
10.11 - UFFICIALE: Pescina, Bonetti nuovo allenatore
08.11 - Prima Divisione – Risultati e classifiche della dodicesima giornata
Messina, una vicenda pazzesca
Fra colpi di scena e continui dietro-front, ecco l’incredibile copione di una storia che supera ogni immaginazione: quella del club siciliano che solo tre anni fa annichiliva Milan, Roma, Inter e Fiorentina.
Probabilmente mai, nel calcio, s’era assistito a una cosa simile. E probabilmente nessuno vi assisterà mai in futuro. Lontano dai riflettori, apparentemente in silenzio, il Messina Calcio che solo pochi anni fa faceva tremare le grandi squadre di Serie A sussurra sottovoce il proprio canto del cigno e viene cancellato dal pallone italiano. Una vicenda assurda, che vale la pena di riassumere giacché presenta molti aspetti dall’impatto giornalistico devastante, come decisioni sciorinate in palese malafede e in totale spregio alla sensibilità dei tifosi peloritani.
Andiamo con ordine partendo dalla penultima giornata dello scorso campionato. Al San Filippo si gioca Messina-Lecce: i siciliani sono ampiamente salvi, avendo disputato una stagione mediocre, mentre i salentini aspirano alla promozione. Prima della partita va in onda una singolare iniziativa sponsorizzata dai Franza: “Tifosi, venite in massa allo stadio”, recitano i volantini. “RicominciAmo Messina”, titola il progetto. E i tifosi, che hanno disertato lo stadio di casa dopo tre anni di delusione continua, rispondono all’appello in buon numero, tanto che Pietro Franza, a fine gara, commenterà: “Grazie a tutti, mi sono commosso”.
Sembra pace fatta fra tifosi e dirigenza, tanto più che finalmente il Messina vanta uno staff all’altezza della situazione (Gasparin e Favero sono ottimi elementi), ma due settimane dopo ecco il primo colpo di scena: i Franza decidono di gettare la spugna. Gasparin e Favero scappano a gambe levate, così fanno molti giocatori importanti della squadra giallorossa. I tifosi non capiscono: ma come? E RicominciAmo Messina? Ma niente da fare. I Franza hanno deciso: la società, del resto, è già in vendita da un anno. Ora si attende solo il nome di chi la vorrà comprare.
Si aprono scenari che alternano nel cuore dei tifosi inquietudine ed euforia. Si parla di gruppi imprenditoriali più o meno importanti che vorrebbero mettere le mani sulla società: l’Aliper di Canella, la Valvitalia di Ruggeri. Qualcuno parla perfino di Paolo Berlusconi e addirittura dell’IKEA. Fatto sta che nessuno si fa avanti per acquistare il club, nonostante il neo-sindaco Giuseppe Buzzanca prometta e spergiuri di favorire un eventuale imprenditore concedendogli l’usufrutto delle zone circostanti i due stadi cittadini.
Ma i giorni passano e l’offerta non arriva. Arriva invece la notizia che nella gestione Franza il Messina ha accumulato una vera e propria marea di debiti: quasi 50 milioni di euro. Sono debiti tali da mettere a serio rischio l’idea che i giallorossi mantengano la serie B, e da convincere qualche tifoso a iniziare a parlare di fallimento e di Lodo Petrucci. E in effetti il tempo scade: la tanto agognata offerta non arriva, Buzzanca – che aveva promesso mari, monti e contatti sicuri con cordate del nord – si dilegua spegnendo il cellulare e rintanandosi nel municipio. Messina perde la B, e i tifosi piangono: ricominceranno dalla Seconda Divisione, ovvero la C2, secondo le regole del Lodo Petrucci cui tutti (perfino squadre come la SPAL o il Gela) hanno aderito finora.
La follia, tuttavia, è appena cominciata. Invano i tifosi giallorossi attendono che qualcuno versi la fidejussione, per la ridicola somma di 100.000 euro, necessaria all’iscrizione alla C2. Tutti voltano le spalle al Messina. I supporter protestano, si riversano a Palazzo Zanca (anche se in numero esiguo), pretendono spiegazioni. Per tutta risposta il sindaco li apostrofa malamente e le forze dell’ordine li trattano alla stregua di qualcosa meno che criminali. Franza viene insultato da un tifoso al semaforo, la sua reazione non è quella di abbassare la testa e nascondersi, come avrebbe fatto qualsiasi persona degna della propria faccia, ma di denunciarlo alla questura, dimodoché il giovane venga tenuto in stato di fermo dalla polizia.
In questo clima di totale assurdità, il tempo passa e perfino il Lodo Petrucci diventa un’eventualità remota. Il vecchio presidente e tifosissimo Aliotta promette di rilevare il Messina, ma alla fine anche lui fa marcia indietro e spegne il cellulare. “Non posso farci niente”, commenterà, “La cordata che avevo tirato in ballo, all’ultimo momento mi ha chiuso la porta in faccia”. La situazione diventa incredibile. Chiunque venga a Messina con l’intenzione di fare del calcio nella città dello Stretto se ne torna a casa dopo poche ore con la ferma idea di stare il più lontano possibile dal calcio siciliano. I tifosi cominciano a chiedersi quale oscuro potere si celi dietro questi continui ripensamenti da parte di imprenditori i cui impegni certamente vietano di perdere tempo a scorrazzare in su e in giù per l’Italia tanto per chiedere quanto costa una squadra di calcio.
Si arriva al 22 luglio, termine ultimo per la presentazione delle carte relative al lodo, con l’acqua alla gola. Ormai non ci crede più nessuno. Beceri giornalisti del luogo continuano a prendere in giro la tifoseria con comunicati fra il ridicolo e il grottesco, ma la realtà è che le 19 (orario fissato come termine ultimo) passano e non succede nulla. Il Messina è ufficialmente cancellato dal calcio e ormai la pietra è stata scagliata in fondo al mare, senza possibilità di essere recuperata. O no?
Già, perché, poche ore prima delle 19, succede l’ennesimo colpo di scena pazzesco. Il politico messinese Fabio D’Amore viene fuori con un comunicato incredibile: “Ho trovato io gli acquirenti”, dice. “Sono appena atterrati a Catania e ora stiamo tentando di metterci in contatto con Buzzanca, che però è irreperibile”. I tifosi scalpitano, Buzzanca risponde: “Ma quali acquirenti, questa è solo una manovra politica per screditarmi”. Come se non avesse fatto abbastanza per screditarsi da sé. Fatto sta che il tempo passa, gli acquirenti di D’Amore sembrano esistere non solo nel mondo delle fiabe. Si ha un effettivo contatto con la classe dirigenziale messinese, poi l’ulteriore mazzata: “La cordata milanese in questione chiede 5 giorni di tempo di proroga per mettere a posto le carte relative al Lodo Petrucci”. Chapeau: qui non ci sarebbe arrivato nemmeno Orson Welles.
Buzzanca scrive, seppur con poca convinzione, ad Abete. “Ci servono 5 giorni”. Abete ovviamente risponde picche, anche se al Torino di Cairo era stato concesso un mese per mettersi a posto. Ma Messina non è Torino, è una città povera del sud Italia e a quanto sembra la FIGC ha le idee chiare su chi agevolare e chi no. E così salta tutto. I tifosi piangono, stringono la fascia nera al braccio. Messina muore dentro, chiusa nella sua bellissima falce appoggiata sullo Stretto, uccisa dall’incompetenza e dall’abulia di politicanti, imprenditori e perfino della tifoseria che, tranne per quanto riguarda i pochi coraggiosi manifestanti, appare delusa e sfiduciata.
Sembra tutto finito, invece no! Alle 20.53, quasi due ore dopo il termine dei tempi tecnici per presentare domanda di adesione al Lodo, il sindaco Buzzanca invia la richiesta tanto agognata. Incredibile, ma realtà. La cordata milanese sembra essersi convinta in extremis, e Messina spera che un ritardo di due ore non le precluda di poter partecipare al calcio, così come merita la tredicesima città d’Italia. Viene fuori perfino il nome dell’industriale che ha tenuto i contatti con D’Amore: è Gianmario Cazzaniga, titolare dell’Iniziativa Sviluppo Group SpA. Ma è l’ennesima illusione, giacché Cazzaniga si tira indietro dopo poche ore. A questo punto, però, gli uomini di D’Amore insorgono e alle orecchie dei tifosi più vicini alla società giunge qualche voce davvero inquietante: “C’è ostruzionismo”, dicono fonti piuttosto attendibili. Inoltre si parla di una strana telefonata giunta non, si sa da dove, alle orecchie dello stesso Cazzaniga. Il succo del messaggio sarebbe grosso modo questo: “Senti a me, vattene da lì, fare calcio a Messina non ti conviene affatto”.Chiunque, a questo punto, sarebbe totalmente ebbro e incapace di capire. Ma i colpi di scena non sono terminati. Ci si mettono, infatti, anche i Franza, che secondo indiscrezioni adesso rivorrebbero la Serie B.
Cosa dire, a questo punto? Forse solo Sherlock Holmes, il personaggio di Sir Arthur Conan Doyle, saprebbe trarre le sue conclusioni e risolvere la questione. Noi, dal canto nostro, non possiamo fare altro che mandare la nostra solidarietà ai supporter giallorossi, che con coraggio hanno sopportato per anni l’incapace gestione dei Franza, e con lo stesso coraggio oggi stanno sopportando le continue bestemmie di politicanti di second’ordine il cui operato non sta facendo altro che affossare un sogno nel cuore di un’intera città. E dire che a pochi chilometri da Messina, l’Igea Virtus – una squadra con un bacino d’utenza ridicolmente inferiore a quello messinese – è stata appena rilevata dal presidente Piraino, che ha messo in regola i bilanci della società e si appresta a presentare la sua formazione ai nastri di partenza della C2. Insomma, una sola cosa è certa: che ciò che si nasconde dietro questa vicenda – e che probabilmente non verrà mai fuori – è molto, molto più radicato e oscuro di quanto chiunque possa immaginare. Elementare, Watson.
Gaetano Allegra
23.07 - Messina, una vicenda pazzesca
25.05 - Sorprese e conferme in serie C1
01.09 - Serie C: Giornata di conferma o di sorprese?
27.08 - Serie C: la sorpresa è dietro l’angolo
23.08 - Serie C: finalmente si parte

